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ComunicazioniPubblicato il 22 dicembre 2022

La Crisi dei missili di Cuba nel 1962

Poco più di 60 anni fa, nell’ottobre del 1962, in seguito al dislocamento di missili a media gittata a Cuba venne a crearsi una sorta di vuoto nella politica di sicurezza tra gli Stati Uniti e l’Unione sovietica che portò il mondo sull’orlo di una guerra nucleare. Il dossier della Biblioteca Am Guisanplatz fa luce sulle fasi di questa escalation.

L’evento scatenante

Le fotografie scattate da un velivolo di ricognizione Lockheed U-2 mentre sorvolava la costa occidentale di Cuba il 15 ottobre 1962 causarono grande agitazione a Washington. Le immagini riportavano missili antiaerei S-75 pronti a essere lanciati e rampe di lancio per missili sovietici a media gittata del tipo «R-12» che potevano essere dotati di testate nucleari. All’improvviso la minaccia derivante dall’impiego di armi nucleari si fece estremamente concreta.

Il dislocamento di rampe di lancio a Cuba fu la risposta dell’URSS al dislocamento avvenuto nel 1959 di missili americani a media gittata del tipo «Jupiter» con una gittata di 2400 chilometri a Izmir, in Turchia, e a Gioia del Colle, poco lontano da Bari, in Italia. L’iniziativa dell’URSS era parte dell’operazione segreta «Anadyr», con la quale a partire dal 1961 l’Unione sovietica fornì armi e materiali alle forze armate cubane per essere pronte a difendersi contro un intervento militare diretto degli Stati Uniti.

Istituzione di uno stato maggiore di crisi

Subito dopo che l’accaduto a Cuba venne reso pubblico e con pochissimo tempo a disposizione, il 16 ottobre 1962 John F. Kennedy (1917-1963), il 35° presidente degli Stati Uniti d’America, istituì uno stato maggiore di crisi informale e segreto composto dal Consiglio di sicurezza nazionale e da altri attori politici e militari (Executive Committee «ExComm»). Robert McNamara (1916-2009), il ministro della difesa statunitense dell’epoca, propose un blocco navale.

Con il suo discorso trasmesso in televisione, la sera del 22 ottobre 1962 Kennedy informò l’opinione pubblica riguardo all’accaduto e dispose un blocco navale contro Cuba invitando l’URSS a smantellare i missili dislocati sull’isola. In tutto il mondo venne aumentata la prontezza d’intervento delle forze armate statunitensi. Due giorni più tardi entrò in vigore il blocco navale.

Un gioco ad alta tensione

Seguirono altri sei giorni di alta tensione, in cui ai massimi livelli vennero presi in considerazione diversi scenari per evitare il pericolo di un attacco nucleare.

Dopo uno scambio di diverse lettere segrete tra Nikita Chruščëv (1894-1971), primo segretario del partito comunista dell’Unione sovietica, e il presidente Kennedy, infine i due politici concordarono lo smantellamento dei missili sovietici a Cuba sotto la vigilanza dell’ONU. Kennedy promise di sciogliere il blocco navale e di non attaccare Cuba se i missili a media gittata fossero stati rimossi dall’isola.

Prima che questa crisi venisse risolta, vi fu ancora una fase calda. Il 27 ottobre 1962 il pilota e ufficiale americano Rudolf Anderson Jr. (1927-1962) venne abbattuto e ucciso con due missili SA-2 durante un volo di ricognizione con un aereo Lockheed U-2 nei cieli di Cuba senza l’autorizzazione di Mosca. Per fortuna questo episodio non comportò una rappresaglia con l’uso di armi nucleari.

Un accordo tra Chruščëv e Kennedy successivamente permise di porre fine alla crisi. L’Unione sovietica si impegnò a ritirare tutti i missili da Cuba e Kennedy assicurò a Chruščëv che i missili «Jupiter» dislocati in Turchia sarebbero stati smantellati.

Creazione di una «linea rossa»

Una volta superata la crisi gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica decisero di istituire un collegamento diretto con telescriventi tra la Casa bianca e il Cremlino. Il 20 giugno 1963 a Ginevra i due Stati firmarono l’accordo concernente l’istituzione di un collegamento diretto. Si trattò del primo accordo bilaterale tra i due Stati in cui vennero riconosciuti i pericoli legati a sistemi d’arma nucleari moderni e che creò un dispositivo di controllo per questo pericolo.

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