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ComunicazioniPubblicato il 1 dicembre 2022

AVS, cassa pensioni, risparmi privati: la storia della previdenza per la vec-chiaia in Svizzera

50 anni fa il popolo svizzero ha ancorato nella Costituzione federale il principio dei tre pilastri. La documentazione della Biblioteca Am Guisanplatz illustra l’evoluzione della previdenza per la vecchiaia fino a questo importante traguardo della storia dello Stato sociale svizzero.

Grossomodo la storia svizzera della previdenza per la vecchiaia può essere suddivisa in tre fasi, separate tra loro da due eventi importanti: l’introduzione dell’Assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti (AVS) nel secondo dopoguerra e la regolamentazione a livello di legge del principio dei tre pilastri per la previdenza, approvato in votazione popolare dai cittadini svizzeri 50 anni or sono. In seguito vi illustriamo brevemente queste tre fasi.

Motto: ognuno guarda a se stesso, per il bene di tutti

Per secoli la previdenza individuale fu la principale forma di assicurazione per la vecchiaia. Le casse pensioni furono a lungo appannaggio dei vertici della politica, dell’amministrazione e dell’esercito. A partire dalla fine del XIX secolo, alcuni Cantoni e la Confederazione introdussero per i loro funzionari la previdenza professionale e fondarono così l’assicurazione di rendita collettiva.

Nella prima metà del XX secolo, singoli Cantoni crearono assicurazioni per la vecchiaia obbligatorie per il settore pubblico. Sebbene già nel 1925 il popolo approvò chiaramente la base costituzionale per una previdenza statale, l’attuazione pratica rimase in fase di stallo per molti anni. Soltanto gli anni economicamente difficili attorno alla seconda Guerra mondiale spianarono la strada all’AVS, accettata dal popolo svizzero con l’80 per cento dei voti nella votazione popolare del 6 luglio 1947.

40 franchi per ogni anziano

Finalmente dal 1948 lo Stato si assunse la responsabilità e assicurò ai propri cittadini una rendita minima di 40 franchi. Dopo la seconda Guerra mondiale si fecero passi avanti anche nella previdenza professionale. Nonostante questi progressi, alla fine degli anni '60 soltanto poco più della metà dei lavoratori svizzeri era affiliata a una cassa pensioni.

Per poter raggiungere l’obiettivo di una previdenza per la vecchiaia garantita, il Partito Svizzero del Lavoro (PSdL), con il sostegno di parti del Partito socialista svizzero (PS), inoltrò un’iniziativa popolare che prevedeva un ampliamento di vasta portata dell’AVS e uno scioglimento delle casse pensioni, i cui valori patrimoniali – secondo l’idea polarizzante – avrebbero dovuto confluire nel primo pilastro.

Uno o tre pilastri? L’ultima parola spetta al popolo

L’Assemblea federale reagì elaborando un controprogetto per una previdenza per la vecchiaia a tre pilastri anziché una previdenza fondata soltanto sull’AVS come proposto dalla sinistra. L’Assemblea federale riprese questo principio dal messaggio del 1963 concernente la sesta revisione dell’AVS (pag. 1212 del Foglio federale), secondo cui la sicurezza del popolo svizzero si attua «con l’autoassistenza (risparmio, assicurazione individuale), l’assicurazione professionale collettiva (casse pensioni, assicurazione di gruppi e d’associazioni), l’assicurazione sociale e le provvidenze completive».

Il 3 dicembre 1972 gli aventi diritto di voto respinsero chiaramente la proposta di una previdenza per la vecchiaia puramente statale, accettando invece alle urne il controprogetto del Parlamento. Il popolo ha quindi ancorato il principio nell’articolo 34quater della Costituzione allora in vigore. Nell’articolo 111 capoverso 1 della revisione totale del 1999 della Costituzione del 1999 è sancito in maniera chiara e concisa che: «La Confederazione prende provvedimenti per una previdenza sufficiente in materia di vecchiaia, superstiti e invalidità. Questa previdenza poggia su tre pilastri, l’assicurazione federale vecchiaia, superstiti e invalidità, la previdenza professionale e la previdenza individuale».

Bibliografia consigliata dalla BiG: